LE SUORE DI CLAUSURA
PRESSO LA CHIESA FEUDALE DEI CUTELLI
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(Dal trattato "Valle dell'Ulmo alla Ribalta" di A. Luigi Chiavetta)

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L’ottava baronessa di Valle dell’ulmo fu Cristina Cutelli e Abbadelli, figlia di Giuseppe e Maria Abbatellis, nonché sorella di Antonio.S’investì dei feudi di Valle dell’ulmo, Mandrianuova e Cifiliana in data 20 luglio 1712, per alienazione della propria madre Maria Abbatellis (Abbadelli), subito dopo la cruenta morte del fratello Antonino Mario.
L’attaccamento ai beni familiari e la sensibilità materna per il promosso popolo di Castrum Northmandi, posto in quella valle, sperduta nella vastità di semideserte campagne, colma di vari ricordi, per le connesse vicissitudini belle e dolorose, aveva commosso l’animo di Cristina Cutelli, altra figlia di Giuseppe Cutelli, colui che vantò la concessione della "Licentia populandi".
Cristina Cutelli, di cuore gentile e sensibile, fu molto amata e considerata da tutti i vassalli di quel luogo. Non dimenticò quell’affetto proteso per il suo compianto fratello e lo riversò, caloroso, nel confronti del di lui figlio, cioè l’unico suo nipote, Giuseppe Giovanni Cutelli.
Questa nobile donna, in terra di Castrum Northmandi, si distinse principalmente per la sua munificenza e per l’impegno espresso in campo religioso.
Intanto, l’intera popolazione di Castrum Northmandi, le si serrava riconoscente; le stanziate famiglie prolificavano, confermando il duro lavoro dei campi, proprio in quel suolo, che aveva loro concesso il di lei padre, Giuseppe Cutelli.
Il neo abitato aveva raggiunto 300 anime.
Memore della grande disgrazia che aveva provato la serenità dell’intero casato, per l’uccisione del di lei fratello, Antonino Mario (1711), Cristina Cutelli, nell’aprile del 1714, volle che si costruisse, in adiacenza del palazzo feudale, un convento di stretta clausura, da destinare alle suore mariane (suore di Maria).
Le opere furono ultimate nel 1720.
Detto complesso sorse a sud, nella parte sottostante l’atrio del palazzo feudale e parzialmente collegato alla nuova costruzione della nuova chiesa, dedicata alla Madonna di Buonpensiero, che era stata completata nel 1654. L’unica entrata del convento fu aperta nell’atrio interno del palazzo feudale, così che l’intera costruzione risultò sottostante rispetto a detto atrio ed elevata a primo piano, in relazione alle due entrate della chiesa e dell’ex cappella che sostavano a sud degli estremi angoli del palazzo feudale.
Il convento non aveva alcun accesso diretto alla chiesa. Le suore potevano partecipare alle funzioni religiose, velandosi dietro le grate del piano rialzato, creato appositamente sopra la porta d’accesso alla chiesa.
Partecipavano alla comunione eucaristica, da dietro la separazione contegnosa del muro che divideva la chiesa dal convento. Questo era asservito da grata con piccola finestrella in rame decorato. La confessione avveniva, protetta sempre da detto muro, per una lamina di ferro zincato e strettamente bucherellato. Il tutto è ancora evidenziabile nella parte sinistra del coro.
Il convento fu completato nell’autunno del 1759.
Uno dei principali fini a cui dovevano assolvere le suore era di pregare, in particolare suffragio, per i morti seppelliti in quella chiesa attigua e per i familiari tutti della famiglia Cutelli.
In quella chiesa, riposavano già le spoglie di Antonio Mario Cutelli e di Anna Sanmaniato, la prima moglie di Giuseppe Cutelli, deceduta nell’anno 1655.
La baronessa Cristina Cutelli, ormai anziana, ebbe a considerare l’esiguità dello spazio della cappella baronale, Madonna di Buonpensiero, incapace d’accogliere tutti i vassalli.
Messasi a capo della grande iniziativa, promosse un futuro progetto per una nuova chiesa più grande, capace di accogliere l’intera popolazione. Il progetto prevedeva una quadratura di chiesa molto più ampia, ma tale progetto non fu approvato dalla Regia Corona, per l'esiguo numero di vassalli del luogo.
Il progetto fu portato a termine, soltanto, dopo la sua morte, avvenuta alla venerabile età di 81 anni.
La tradizione afferma che avesse disposto, personalmente, di una ingente somma da destinare alla costruzione della nuova chiesa. L’opera fu iniziata e portata a termine dalla di lei figlia, Giorolama Joppolo.
Oggi, quella chiesa si afferma essere la Parrocchia di Valledolmo."
UNO SCORCIO AGLI ANNI DEL XX SECOLO
E' piacevole ricordare gli anni della fanciullezza e, specialmente, se si sono raccolti sufficienti ricordi indelebili, atti a determinarsi quali fulcro di tutte quelle esperienze necessarie a crescere armonicamente. Mi riferisco, al mio caso personale, allorquando la costanza e la cultura ti abilitano a potere esaminare, sempre più chiaramente, attraverso i corsi e ricorsi della vita, connessi alle vicissitudini storiche.
Ariele Luigi Chiavetta non si denuncia, in campo religioso, un credente assoggettato alle leggi canoniche e temporali della CHIESA CATTOLICA. Quest'ultima, però, fu struttura cardine della sua crescita spirituale, alla quale ama confermare rispetto e gratitudine, appunto per essere stato educato alla conoscenza di Dio, in schietta semplicità e sincerità. Merito particolare va dato a queste suore collegine che praticò durante gli anni della sua infanzia ed ai sacerdoti che gli furono vicini familiarmente.
Di questo passato irreversibile, Ariele Luigi, oggi vescovo di Cristo, ne é rimasto affascinato, per quanto geloso, dando grande merito didattico a quanti già menzionati genericamente.
Le suore alle quali ci si riferisce, appunto, per questa struttura istituzionale religiosa che ci stiamo incamminando ad esaminare e quindi a riferire, attualmente, si prospettano con l'istituzione voluta dal Cardinale Pier Marcellino Corradini e per come meglio se ne descrive più avanti, che corrisponde a:
"CONGREGAZIONE DELLE SUORE COLLEGINE
DELLA SACRA FAMIGLIA
Il fondatore Cardinale Pier Marcellino Corradini
Il momento che mi presentò alla suore del collegio di Maria, in Valledolmo, risale a quando ero ancora bambino. L’occasione non poteva mancare, appunto, per i rispettosissimi rapporti amichevoli e religiosi che sussistevano tra le suore con i miei genitori e familiari tutti. A quel tempo ci si recava, tutti i giorni, ad assistere alla funzione della messa, puntualmente alle sette e trenta del mattino, recandoci nella chiesetta delle "Anime Sante". Come detto, questa era curata dalle suore del collegio di Maria. La comunità era ampiamente frequentata da tutto un popolo che ne apprezzava le opere, tutte disposte a contribuire per il bene materiale ecclesiale, nonché per coadiuvare al dovere collettivo spirituale. Tutte le suore, donavano di cuore, in contegni semplici e timorati santamente, per arricchire con scrupolose formazioni religiose e non schive di armoniche nozioni di rispetto. Erano, quelli, esempi e moniti formativi umani che non si possono dimenticare e si riflettono, durante l’arco della vita terrena, per riproporsi singolarmente e nel contesto sociale sempre a Dio. Per quanto affermo, sento esprimere da parte della mia coscienza, ampi consensi felici che mi riempiono della Grazia spirituale che spesso avverto per volere divino. Erano gli anni del 1940, "50 e "60. Da bambino, giornalmente, frequentai il "COLLEGIO DELLE SUORE DI MARIA".
Le fotografie qui di seguito sono state scattate presso il Collegio di Maria in Valledolmo

Sacra Famiglia Madonna di Buonpensiero
La sala d'attesa del Collegio
La struttura muraria d'entrata era diversa, vi si accedeva da una porta adiacente all’attuale che immetteva all’androne, servito da una breve scala muraria centrale, terminando in una sopraelevazione di dipendenza all’entrata di servizio. Oggi, di detta struttura, esiste la ricavata nuova saletta d'attesa delle suore.
Le suore vivevano in stato di semi clausura e non tutti gli uomini potevano avere accesso in qualsiasi tempo. Una grata, a sinistra della porta di servizio del piano rialzato citato, dava sfogo ad uno sportello interno che si apriva, allorquando, tramite la funicella si faceva suonare la campana per destare una nuova presenza. Ai due angoli estremi, in attinenza alla porta detta, vi erano due "rote", una a destra e l'altra a sinistra che servivano per passare oggetti dall'esterno all'interno e viceversa, ciò per evitare contatti delle suore con il mondo esterno. Tutto un popolo conosceva quelle strutture, poiché ci si rendeva riconoscente alle opere delle suore, per cui non mancavano occasioni per portare, sia pure un pensierino, certamente consistente in oggetti alimentari o di altra prima necessità.
I frutti che se ne traevano dalle opere di queste suore, chiuse nell'ombra, furono tante e si possono distinguere, senza alcuna ombra di smentita, affascinanti, poiché, alla visione delle attuali esperienze, se ne scorgono i frutti di una morale, oggi quasi assente e di una formazione spirituale che i nostri tempi sconoscono.
Suor Maria Grazia Cristina era la portinaia di turno e conosceva tutti coloro che andavano a visitare il collegio, poi ricordo suor Maria Rosa Ilardi che fu maestra di ricamo per tante ragazze, oggi nonne. Suor Maria Colomba sempre indaffarata in tante faccende e, per finire di ricordare, voglio menzionare la delicatezza di suor Maria Assunta. Tutte le suore mi vollero tanto bene.
Le suore si occupavano di procurare le ostie per la Parrocchia che le disponeva secondo le necessità ecclesiali paesane, Ricamavano le tovaglie per gli altari e riparavano ogni tessuto che si confermava connesso alle strutture della Chiesa.
Durante le ore di culto in Chiesa, appunto la Chiesa delle Anime Sante, che consisteva quale cappella dell'ordine monasteriale, poiché conferita in custodia dalla Famiglia Cutelli, le suore non si facevano vedere tra il pubblico. Dal loro coro claustrale, posto sopra da porta d'ingesso principale della Chiesa, protette da una fitta grata, seguivano le fasi dei riti promossi dai sacerdoti, contribuendo a dare un atmosfera angelica con il promuovere canti ed inni accompagnati dal suono dell'organo suonato da una di loro.
Ogni giorno feriale, i bambini di età prescolastica, con il loro cestino per la colazione, venivano accompagnati dalle loro mamme presso le suore ed ivi si creava tanta armonia di gioiosi trilli, in concomitanza a canti, preghiere e dottrina praticata dalle suore.
Sotto: Foto con l'atrio settecentesco

Dire di più sarebbe distorcere ciò che di reale resta nella mia mente che rivede tanti importanti momenti, fotografati nella mente. Per finire mi piace ricordare la mia prima comunione fatta il 10 dicembre del 1951. Avevo sulla giacca la striscietta nera a lutto, per la recente morte del mio tanto amato papà, morto il 20 luglio precedente.
Poi..., la mia vita fu spostata da Valledolmo, per finire in collegio al fine di proseguire gli studi.
Non a caso ho parlato di me stesso, poiché, se oggi scrivo animatamente sulla mia amata Patria, é dovuto, appunto, per tutti questi meravigliosi ricordi formativi, interrotti dalla mia forzata assenza. Quando ritornai a Valledolmo avevo perduto ogni approccio di amici e quale figlio unico ho amato rivedere in tacito raccoglimento, quelle affettività che tanto mi portavano a riavvicinarmi, sempre più, a Dio.
Non tutti possono capire, quindi, quanto può nascondere un canto puro di lode a Dio. Il mio é uno dei tanti esempi! Mi sono allontanato e per sempre, dalla struttura temporale e canonica della religione formata dalla Chiesa cattolica, ma per asservire quanto La Grazia mi apporta e mi detta, per meglio propormi a servizio dei miei simili ed a Gloria di Chi mi propone nel bene. Quelle suore e perfino questa nuova presenza di suore della CONGREGAZIONE DELLA SACRA FAMIGLIA, non mi hanno fatto recedere dal confermare apprezzamenti e dovuti riconoscimenti. Chi mi parla di Dio e da qualsiasi pulpito, purché dimostra di amare il prossimo ed adorare Dio, si confermerà nel sacrario delle mie affermazioni spirituali ed umanamente coerenti.
CONCISE NOTE SULLA STORIA DELLE SUORE CHE ATTUALMENTE SOSTANO IN SERVIZIO IN QUESTA ANTICA DIMORA VOLUTA DA MARIA CRISTINA CUTELLI.
Madre Paolina Mastrandrea Superiora generale
Suor Virginia Pollaci superiora del Collegio di Maria
in Valledolmo
(Quanto segue é tratto da uno scritto di Suor Giuseppa Taormina, Superiora generale della congregazione - Casa generalizia di Palermo)
"...la storia
Il nostro Istituto, oggi chiamato Congregazione delle "Suore Collegine della Sacra Famiglia" nasce nel 1700, un periodo sconvolto dalle continue guerre in Europa ed "illuminato" dalle idee di rinnovamento che mirano a risolvere i problemi dell'uomo con i soli lumi della ragione. In questo periodo la Chiesa soffre per l'intromissione dei sovrani negli affari religiosi ed il popolo vive nella più profonda miseria, sottoposto ad ogni tipo di ingiustizia. In questo contesto di profonda iniquità sono proprio le ragazze povere (ed ignoranti), spesso divenute precocemente madri, a rimanere sole ed abbandonate a se stesse.
Fu il Cardinale Pier Marcellino Corradini a fondare l'Istituto delle "Convittrici della Sacra Famiglia" affinché in esso venissero istruite e preparate alla vita le ragazze povere ed ignoranti della sua città natale Sezze.
Il 26 luglio del 1717, festa di S. Anna, con l'aiuto di Padre Valle, ebbe luogo il rito della Vestizione Religiosa del primo gruppo di giovani suore.
Pier Marcellino Corradini nacque a Sezze (Lazio) il 2 giugno del 1658 da una famiglia di nobile casato. Alla morte del padre ereditò diritti e titoli nobiliari che però cedette all'età di 32 anni al fratello Ottaviano per rispondere alla chiamata di Dio.
Il suo operare per i poveri non era quello umiliante dell'elemosina, bensì quello dell'"aiutare l'uomo ad aiutarsi". A tale scopo realizzò a Frascati una Banca destinata ad aiutare i poveri. Morì l'8 febbraio del 1743 all'età di 85 anni. La sua salma si trova nella Basilica di S. Maria in Trastevere a Roma.
L'idea rivoluzionaria del Corradini per quei tempi stava nel fatto che le suore non dovevano avere clausura monastica, ma dovevano uscire e cercare le fanciulle per le strade.
In Sicilia, dove la povertà materiale e morale era maggiore di altre parti d'Italia, l'opera del Corradini fu più necessaria che altrove. Ed è qui che ancora oggi è concentrato il maggior numero di "Collegi di Maria". Il primo Collegi di Maria in Sicilia fu quello di Olivella (Palermo), sorto il 16 settembre del 1721 per opera di Don Carlo Vanni.
Nell'arco degli oltre 280 anni dalla sua fondazione, l'Istituto ha vissuto momenti difficili, contrassegnati da lotte e da vittorie.
Oggi la Congregazione conta 59 Comunità: 57 in Italia (tutte in Sicilia, ad eccezione della sede romana del Collegio di Maria e della Comunità Collegine di Roma) e 2 all'estero. Dal 1980 il nostro Istituto è oltre i confini d'Italia. E' in Africa, ad Iringa, nello Zaire ed in Inghilterra ad Enfield (nord di Londra), e si spera di allargare ulteriormente la presenza Collegina nel mondo.
Molti si chiedono come trascorrono le giornate delle Collegine, e molti di più sono i pregiudizi. Non sanno invece che la nostra giornata è fatta di duro lavoro denso di sacrificio e di amore. Questa fatica porta all'intimità con Dio, nella consapevolezza di averla vissuta nell'impegno, nella preghiera, nell'amore più alto: quello che sa donare e servire.
La congregazione non si è mai rifugiata nel chiuso dei convitti, ma anzi esplica la presenza nel contesto sociale, sia raggiungendo l'unità dei collegi, sia con l'azione formativa che assicura la crescita di una coscienza femminile, quale fondamento per lo sviluppo etico e culturale della Sicilia.
Nella condivisione del mistero di Cristo e della Chiesa, nel vivere la santità
servendo soprattutto gli ultimi e offrendo loro il pane dell'amore, la
congregazione delle Suore collegine della Sacra Famiglia si protende verso il
terzo millennio.
Non possiede sicurezze se non quelle della fede.
Le ricorrenze della Congregazione:
"La Sacra Famiglia". Festa liturgica (ultima Domenica di dicembre o prima di gennaio se coincidente con il Natale).
11 giugno 1717: Fondazione.
17 febbraio 1729: Approvazione delle Costituzioni
Le ricorrenze del Fondatore:
2 giugno 1658: nascita a Sezze (Lazio) del Cardinale Corradini.
8 febbraio 1743: morte a Roma del Cardinale Corradini."